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Il lebbroso riconoscente

È difficile per l’uomo sopportare qualsiasi sofferenza. Per questo, è comune essere riconoscenti per la guarigione. Che esista invece chi loda Dio per la malattia?

Don Antônio Guerra de Oliveira Júnior, EP

   Sempre la lebbra è stata considerata un paradigma di infelicità a causa delle sue terribili e drammatiche conseguenze fisiche e sociali. Per questo, hanno causato una profonda impressione le guarigioni da questa malattia fatte dal Divino Maestro nel corso della sua predicazione.

Anche oggi è possibile trovare atteggiamenti

di gratitudine belli come questo

Il lebbroso riconoscente – Biblioteca

del Monastero di Yuso, San Millán

de la Cogolla (Spagna) foto Francisco Lecaros

Il lebbroso riconoscente.jpg

   Tuttavia, la salute restituita a questi infelici simbolizzava una guarigione ancora più preziosa: quella dell’anima. Senza dubbio, l’avidità dei lebbrosi alla ricerca della salute era superata dal divino desiderio di propiziare loro la salvezza eterna.

   Nella nota guarigione dei dieci lebbrosi in cui soltanto uno, il samaritano, è ritornato per ringraziare Gesù, il Divino Maestro gli ha chiesto: “Dove sono gli altri nove?” (Lc 17, 17). Infatti, tutti erano stati miracolati. Tuttavia, solamente uno di loro aveva ottenuto la vera salute: vedendo il suo corpo pulito, è tornato, traboccante di gratitudine, ai piedi della Fonte della Vita e, per questo, è stato l’unico a udire la incoraggiante sentenza: “Alzati e va, la tua fede ti ha salvato” (Lc 17, 19).

Visitando un lebbrosario del secolo XX

   Duemila anni sono trascorsi, e ancor oggi è possibile incontrare atteggiamenti di gratitudine belli come questo, e persino, per certi aspetti, più impressionanti…

   Una coppia di Araldi del Vangelo visitava, appunto, un lebbrosario nei pressi della città di Belém do Pará, Brasile. Sebbene la medicina conti al giorno d’oggi sul vaccino contro la lebbra, scoperto nel 1987 dal venezuelano Jacinto Convit García, non è stato possibile a tutt’oggi debellare completamente questa malattia.

   Là c’erano i missionari che accompagnavano una bella statua della Madonna di Fatima, disposti a seminare nei cuori indifesi il messaggio di speranza lasciato da Cristo ai suoi discepoli. Hanno percorso i vari locali dell’ospedale presi da un notevole sentimento di compassione di fronte all’atroce sofferenza di quegli uomini trasformati in piaghe viventi. Essi giacevano nel loro letto di dolore, esiliati dal rapporto sociale in quella nuova e piccola Molokai, e i nostri missionari si sentivano altri Damiano di Veuster.

“Dio è molto buono!”

   Quando credevano di aver visto tutto, ancora mancava loro la più bella lezione di accettazione dei misteriosi disegni della Provvidenza. L’infermiera che li accompagnava volle assolutamente fermarsi per spiegare loro chi li aspettava nell’ultima camera del corridoio: “Si tratta di un caso di lebbra precoce. Il malato che si trova qui ha dovuto abbandonare il suo piccolo mondo infantile, quando cominciava appena ad avere l’uso della ragione, per venire a rinchiudersi entro le pareti di un lebbrosario e vedere il suo corpo disintegrarsi nel corso di quasi settant’anni: ha già perso le gambe, gli mancano le mani, quasi non gli resta il naso, gli sono caduti tutti i denti, sente con difficoltà, e vede a malapena”. Sarebbe difficile credere nell’esistenza di un uomo così, se entrambi i religiosi non lo avessero visto.

   “Adalúcio! Adalúcio! La Madonna è venuta a farle visita!”, ha esclamato l’infermiera, parlando all’orecchio del paziente, al fine di svegliarlo dal suo stato di torpore quasi continuo. Il lebbroso socchiuse gli occhi, imbattendosi, in mezzo alle brume della semicecità, in una scena che gli si presentava come venuta dal Cielo. I due missionari, allora, gli hanno rivolto parole di consolazione, quando sono stati interrotti dalla voce lenta e rotta di Adalúcio: “Dio è buono… Dio è buono… Dio è molto buono!”. Gli araldi sono rimasti senza parole davanti a questa sublime reazione.

Un inno dedicato agli amici della Croce

 Se avessimo l’opportunità di percorrere le città moderne narrando questo fatto, probabilmente molti penserebbero: “Quest’uomo aveva il diritto di lamentarsi con Dio!”. Invece, non è stata questa l’attitudine di Adalúcio. Egli è, precisamente, il lebbroso che non è stato guarito, ma ringrazia e loda Dio, e a più di 70 anni di età pratica un atto così eroico di lode per il fatto di esistere.

   Adalúcio ha terminato i suoi giorni caricando sul corpo la croce della lebbra. E tutto porta a credere che l’anima di questo povero Lazzaro del Pará, che in vita ha sopportato con rassegnazione la tragedia, sia andata a riunirsi in Cielo con tutti i Beati e riceverà di nuovo il corpo, non più macerato e lebbroso, ma integro e luminoso, nell’ultimo giorno della resurrezione della carne.

   Ma, in fin dei conti, di che cosa era grato Adalúcio? Esattamente non si sa. Però, la frase “Dio è molto buono!” ci ricorda la pungente preghiera composta da un paracadutista francese, André Zirnheld, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lettera che successivamente è stata adattata per diventare uno degli inni dell’École Militaire Interarmes. In sé sembra un inno dedicato agli amici della Croce, proprio come li descrive San Luigi Maria Grignion de Montfort (1) A queste nobili anime ben si applica la divina promessa di Gesù: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 25)!

1 Questo Santo francese, come si sa, è autore della Lettre circulaire aux amis de la Croix (Lettera circolare agli amici della Croce).

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Preghiera del paracadutista

Preghiera del paracadutista.jpg

Mi rivolgo a Te, mio Dio,

Dammi ciò che non si può ottenere da se stessi.

Dammi, mio Dio, ciò che Ti resta.

Dammi quello che nessuno Ti chiede.

Non Ti chiedo il riposo,

Non il successo, nemmeno la salute.

Tanti Ti chiedono questo, mio Dio,

Che ormai non devi averne più!

Dammi, mio Dio, quello che Ti resta.

Dammi ciò che gli altri rifiutano di ricevere.

Voglio l’instabilità e l’inquietudine,

Voglio la tormenta e la lotta.

Dammele, mio Dio, per sempre,

Dammi la certezza di averle ogni momento,

Poiché non sempre, mio Dio,

Avrò il coraggio di chiedertelo.

Dammi, Signore, ciò che ti resta,

Dammi quello che gli altri non vogliono,

Ma dammi anche il coraggio,

La forza, e la fede!

Poiché Tu solo puoi dare

Quello che non si può ottenere da se stessi.