Commenti al Vangelo

I Dodici Apostoli Apostoli di tutti i tempi

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

La più alta vocazione che i secoli hanno conosciuto è stata quella concessa da Nostro Signore ai Dodici Apostoli: portare le prime sementi del Vangelo fino ai confini della Terra. La Santa Chiesa continua questa nobile missione e una parte di questa…

Gli Apostoli Simone, Filippo, Matteo, Tommaso, Giacomo il Minore e Paolo.jpg

Gli Apostoli Simone, Filippo, Matteo, Tommaso, Giacomo il Minore e Paolo
Portico del Salvatore, Cattedrale di Notre-Dame, Amiens (Francia)

Vangelo

In quel tempo, 7 Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8 E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9 ma di calzare sandali, e di non portare due tuniche. 10 E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11 Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

12 Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. (Mc 6, 7-13).

 

I – Gli Apostoli e la diffusione della bontà cristiana

Un criterio infallibile di analisi teologica è questo: se Dio ha fatto qualcosa, questo è il meglio che avrebbe potuto fare. Chiedersi, per esempio, quale sarebbe stata l’occasione ideale per Nostro Signore di operare la Redenzione, significherebbe mero dilettantismo di spirito. In realtà, sappiamo, a priori, che avendo Dio promosso l’Incarnazione del Verbo in una determinata epoca storica, Egli fece così perché era il momento culminante e non ce n’era un altro migliore.1 A partire da qui, lo studioso cercherà le altissime ragioni del procedere divino, come mezzo per approfondire meglio la conoscenza e l’amore per il Creatore. Meditiamo su alcuni di questi motivi.

Prima della Redenzione l’umanità viveva nelle tenebre

È evidente a tutti, dalle narrazioni storiche, che prima che il Signore Gesù Si incarnasse, nella “pienezza dei tempi” (Gal 4, 4), l’umanità non aveva ancora nozione della vera bontà e si trovava al colmo della di degradazione. Gli uomini si trattavano con una ferocia superiore a quella delle stesse fiere, e i rapporti erano costituiti da una valanga di disprezzo, di oltraggi e di violenze, che causano stupore. I servi, considerati “cosa”, erano sottoposti a così tanta brutalità dai loro padroni, che questi giungevano a far loro provare certi veleni per verificarne gli effetti mortali. E non solo gli schiavi, ma anche i figli erano oggetto di un trattamento disumano. Nell’Impero Romano, per esemplificare, se un bambino fosse nato difettoso, il padre possedeva il diritto di abbandonarlo nella foresta affinché gli animali selvaggi lo divorassero. Anche la donna, in tutte le civiltà antiche, era crudelmente relegata.

In contrasto con tale orrore, nasce Gesù – la Bontà in essenza – e meraviglie cominciano a prodursi, al punto che sorge, a partire da Lui, una nuova umanità. Si realizza, insomma, quanto chiede il Salmo di questa 15a Domenica del Tempo Ordinario: “Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza!” (Sal 84, 8).

La Liturgia di oggi ricorda la bontà portata da Cristo, poiché è in funzione di questa che gli Apostoli sono inviati in missione. Essi avrebbero dato inizio alla trasformazione di quella barbarie del mondo antico, immerso nelle tenebre, in una civiltà fondata sui principi evangelici. E, andando a fare il bene senza esigere ricompensa, qualcosa allora di completamente inedito, essi avrebbero portato i popoli a comprendere quella che è la vera bontà.

Le raccomandazioni del Divino Maestro agli Apostoli sono valide per i suoi discepoli di tutti i tempi, e in esse troveremo importanti insegnamenti per il nostro compito di evangelizzare nel XXI secolo.

Una scelta gratuita

In quel tempo, 7a Gesù chiamò a sè i Dodici…

Gli Apostoli avrebbero costituito la posterità di Nostro Signore Gesù Cristo e avrebbero dato continuità alla sua opera sulla Terra, quando Lui fosse salito in Cielo. Ora, per una missione di tale portata, Nostro Signore avrebbe potuto convocare cinquecento o mille uomini, poiché Lui ha capacità di reclutare a suo piacimento! Invece, volle assolutamente sceglierne soltanto dodici. E tra loro, chi era dottore della Legge? Chi era un importante rabbino o uno studioso della Scrittura, conoscitore della storia dei grandi dell’Antico Testamento? Nessuno! Gesù preferì pescatori ed esattori di imposte. Sotto un certo aspetto, quanto c’era di più umile in quella società. Quanto diversi sono i criteri di Dio e quelli degli uomini!

Bibi Saint-Pol (PD)

Apollo e Artemide danno la morte ai 14 figli di Niobe.jpgApollo e Artemide danno la morte ai 14 figli di Niobe (Particolare di un Sarcofago del II sec.)
Gliptoteca di Monaco di Baviera (Germania)

Nel corso della Storia della salvezza, il Signore elegge i suoi profeti da qualsiasi classe sociale e ambiente, perché trasmettano un messaggio che non è di interpretazione personale (cfr. II Pt 1, 20), ma proprio Suo, di Dio, come succede nella prima lettura (Am 7, 12- 15) di questa domenica, al profeta Amos. Oriundo di Tecua, località di Giuda, il regno del sud, Amos fu chiamato da Dio mentre era nel campo, intento a pascolare, e inviato a profetizzare le catastrofi che si addensavano sul regno di Israele, nel nord, a causa dei numerosi peccati commessi. Ora, Amasis, sacerdote di Betel, principale santuario idolatrico di quel regno, indispettito per le parole di Amos e temendo che la sua presenza venisse a compromettere l’abbondante rendita che lui guadagnava col suo ufficio di falso sacerdote, gli intimò di tornare a Giuda, dove avrebbe potuto predicare i vaticini dei terribili eventi futuri, e guadagnarsi la vita ingannando i creduloni.

Trattato come finto vedente, Amos rispose con coraggio: “Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Và, profetizza al mio popolo Israele'” (Am 7, 14-15). Ossia, egli non era un profeta di professione, a servizio delle velleità regali, né faceva parte di nessuna scuola profetica, ma era stato veramente suscitato da Dio per una determinata missione.

Infatti, la nascita delle associazioni dei cosiddetti “figli dei profeti” risaliva all’epoca di Elia ed Eliseo (cfr. II Re 2,3). Inizialmente il loro obiettivo era vivere secondo l’insegnamento di questi uomini di Dio, ma, con il tempo, deviarono dal cammino e molti ambiziosi si iscrissero col semplice scopo di garantirsi da vivere. D’altra parte, così come Geroboamo, il primo a governare il regno del Nord, assunse uomini non appartenenti alla tribù di Levi per esercitare il sacerdozio presso gli dèi da lui stesso fabbricati (cfr. I Re 12, 31-32; II Cr 11,15; 13, 9), non mancarono re che prestavano ascolto a falsi profeti, i cui vaticini soddisfacessero i loro capricci, come indicano numerosi passi delle Sacre Scritture.2

Nostro Signore, invece, senza rispondere a criteri umani, scelse i suoi profeti – con il titolo di Apostoli – e li chiamò a predicare il Vangelo.

Victor Toniolo

Aleijadinho.jpgIl profeta Amos, di Aleijadinho
Santuario Buon Gesù di Matosinhos,
Congonhas do Campo (Brasile)

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che anche noi siamo apostoli. Sì, infatti l’obbligo di evangelizzare non si applica soltanto ai sacerdoti e ai religiosi, ma a tutti i battezzati, anche a quelli che costituiscono una famiglia, ognuno nel proprio ambiente. Dobbiamo portare alle ultime conseguenze questo Sacramento, dal quale siamo indelebilmente segnati e inclusi nella Chiesa. Apparteniamo a Nostro Signore Gesù Cristo e abbiamo bisogno di impegnarci a fare di coloro che si relazionano con noi Suoi discepoli. La nostra vita cristiana, il nostro comportamento basato sulla pratica della virtù e sulla pietà, servano di modello e stimolo agli altri, in modo da non perdere una sola opportunità per trasmettere, nella vita di tutti i giorni, la Buona Novella.

La grande importanza del sostegno collaterale

7b …e prese a mandarli a due a due…

È molto curioso vedere come la Chiesa, già all’inizio della sua attività evangelizzatrice, abbia sempre inviato “a due a due”, mai uno solo. Questo principio si ripete varie volte nella Scrittura. Quando Dio ha creato Adamo, disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2, 18), poiché era conveniente che Adamo avesse un’altra creatura che lo completasse.

Quando la Madonna e Santa Elisabetta furono designate dalla Provvidenza per essere protagoniste di un evento straordinario – una sarebbe stata Madre del Messia e l’altra, madre del Precursore –, la comunicazione tra loro sarebbe potuta avvenire in vari modi. La Madonna avrebbe potuto mandare un messaggio alla cugina o cercare qualcuno che la aiutasse. No, Lei stessa volle andare da Elisabetta e la servì durante il periodo più critico della gestazione, perché le due avevano bisogno di incontrarsi per darsi reciprocamente sostegno (cfr. Lc 1, 39-56). Anche lo Spirito Santo ci ricorda, per voce del Qoelet: “Vae soli! – Guai a chi è solo!” (4, 10), e Nostro Signore dice in un altro passo del Vangelo: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Tale norma, la cui origine risale all’inizio della Chiesa, ha guidato l’apostolato nel corso dei tempi e ancora oggi è valida. Perché? La creatura umana ha, dentro di sé, l’istinto di socievolezza che è il più perfetto di tutti gli istinti. Lei ha bisogno di relazionarsi e l’andare in coppia offre un sostegno psicologico e una protezione reciproca indispensabile, poiché non sempre i due avranno la medesima disposizione di fronte alle difficoltà o alle tentazioni. Quando uno sarà nella consolazione sosterrà l’altro e viceversa, perché è difficile che i due siano entrambi nell’aridità, e anche se questo dovesse capitare, tutti e due si aiuteranno.

Sant’Agostino,3 nel V secolo – quando gli uomini e le donne si vestivano con tuniche fino ai piedi! –, stabilì nel suo ordine la regola secondo la quale un sacerdote non doveva uscire mai da solo, ma essere sempre accompagnato da un altro. Al ritorno, il superiore della casa ascoltava individualmente entrambi, per sapere come era stato il comportamento di ognuno durante il cammino, anche in materia di moralità. Poi, se necessario, sarebbero stati ammoniti. Questa era la rigidità del santo Vescovo di Ippona, poiché lui aveva avuto le sue debolezze prima della conversione e sapeva bene l’attenzione che si doveva avere al riguardo.

Nell’attualità, in un mondo sempre più lontano dai dettami della morale cristiana, è di primaria importanza che gli apostoli agiscano almeno in coppia. Per questo noi Araldi del Vangelo abbiamo per regola nel nostro Ordine di Costumi – approvato dalla Santa Sede –, che nessuno di noi possa uscire solo. Si tratta di una norma evangelica.

Potere della Chiesa sui demoni

7c …e dava loro potere sugli spiriti impuri.

Uno dei più terribili attacchi sperimentati da coloro che vanno a esercitare l’apostolato è esattamente l’azione del demonio, dalla quale, senza il potere di Nostro Signore, sarebbero fagocitati. Potere questo che Egli conferisce agli Apostoli, in primo luogo, dato che l’espulsione degli spiriti impuri è di capitale importanza affinché il Vangelo possa esser assimilato con più facilità.

Il dominio sugli spiriti impuri non è esercitato a titolo personale, poiché di fronte alla forza dell’uomo loro rispondono con una risata. L’unica cosa che porta via questi esseri immondi dal riparo che hanno trovato in una persona, è un nome più forte: Gesù Cristo. È Lui che dà ai Dodici il potere sui demoni, infliggendo loro una tremenda umiliazione per essere espulsi da una creatura a loro inferiore per natura. Legittimi successori degli Apostoli, i Vescovi, come gli esorcisti ufficiali da loro nominati – è obbligo del Vescovo designare almeno un esorcista per la sua diocesi –, godono di questo stesso potere esorcistico.

Sergio Hollmann

Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta.jpgVisitazione della Madonna a Santa Elisabetta, di Domenico Ghirlandaio – Museo del Louvre, Parigi

Tutto questo addita anche a una delle caratteristiche degli apostoli dei nostri giorni: evangelizzare e avere un’autorità contro le forze del male, proviene, in fondo, dalla nostra unione con Nostro Signore, in nome del quale agiamo. È quello che dice San Beda, commentando questo passo: “Il Signore opera col suo potere in tutto quello che fa, mentre i suoi discepoli, se fanno qualcosa, è confessando la loro debolezza e il potere del Signore”.4 Tale capacità si ottiene solo vigilando e pregando, nella costante pratica dei Comandamenti, ossia, cercando di percorrere le vie della santità.

Il pericolo di confondere i mezzi con il fine

8 E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9 ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

Nostro Signore ordinò agli Apostoli di andare a predicare senza portare con sé nulla, se non un bastone, perché era necessario andare per sentieri difficili avendo, a volte, la necessità di lottare contro qualche animale, come fece Davide, mentre pascolava e dovette affrontare un leone e un orso (cfr. I Sam 17, 34-36). Quanto al resto, soltanto quello che si indossava, non una seconda tunica o qualunque cosa per la loro provvigione… nemmeno un pezzo di pane! Perché?

Se avessero portato qualcos’altro con sé, poteva nascere in loro un attaccamento per questo oggetto e trasformarsi, in poco tempo, nel desiderio di accapparrarsi beni terreni. Invece il non portare nulla con sé significava mettersi interamente nelle mani della Provvidenza Divina, a cui avrebbero dovuto affidarsi senza riserve. Obbedendo all’ordine del Maestro non avrebbero avuto nulla da temere: con la grazia, Egli avrebbe incentivato le persone a riceverli bene e ad aiutarli. A tal punto arrivava la sollecitudine di Gesù per i Dodici!

Così Dio ha voluto iniziare la sua Chiesa, senza nessun mezzo favoloso, al fine di evitare che gli Apostoli si attaccassero al denaro, potere o influenza, basando in questi la loro forza. Infatti, come abbiamo già detto, l’essenza dell’apostolato non sta nel possedere mezzi materiali, ma nell’avere la funzione per esercitarlo. Il “potere sugli spiriti impuri” è la loro grande ricchezza, e questo è possibile solo con il distacco da tutto quanto c’è di concreto e palpabile.

Deve questo insegnamento di Nostro Signore essere applicato anche nei giorni attuali? Che significato ha per noi? In primo luogo, è un’esigenza che Lui ha riguardo alla conduzione dell’apostolato: avere una fiducia piena in relazione alla grazia e all’assistenza dello Spirito Santo. Se Dio si prende cura degli uccellini e dei gigli del campo (cfr. Mt 6, 25-30), come può non proteggere chi sta predicando a suo nome? L’apostolo non sarà mai abbandonato.

Parallelamente, Gesù ci dice che nelle nostre opere evangelizzatrici è indispensabile premunirci per non confondere i mezzi materiali con i soprannaturali. Senza disprezzarli, dobbiamo stare attenti a non trasformarli in fine. La salute, per esempio, è un grande mezzo per poter evangelizzare; però, è facile farne il centro dei nostri interessi.

Dobbiamo essere liberi da qualsiasi affezione, freno o preoccupazione che ci impedisca di fare l’apostolato con efficacia e di dare alla parola che è predicata la meritata attenzione. Ricordiamoci di questo precetto quando sentiamo pesante la vita spirituale, perché la causa può risiedere nel fatto che siamo attaccati a qualcosa del mondo.

Ogni apostolo è un rappresentante di Nostro Signore

E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11 Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

Qual è il motivo per cui Nostro Signore ordina agli Apostoli di non cambiare casa durante le loro missioni? Durante il loro cammino, essi sarebbero passati per le più svariate situazioni. Può darsi che, essendo ospiti in una casa povera, essi avrebbero ottenuto un successo tale che un vicino, molto più ricco, li avrebbe invitati a stabilirsi nella sua residenza confortevole. Accettando, essi si sarebbero fatti guidare da criteri umani e, come dice San Giovanni Crisostomo, sarebbe potuto ricadere su di loro il sospetto di essere “ingordi e amici del passarsela bene”.5 No! Per espresso desiderio del Divino Maestro, l’Apostolo doveva restare dove era stato ricevuto fino alla conclusione della sua missione nella città, perché si trattava della casa che la Provvidenza aveva dato. In questo modo, era chiaro per chi li ospitasse “che solo per la loro salvezza erano venuti. […] Il Signore non voleva che i suoi Apostoli brillassero soltanto per i loro miracoli; anzi, avrebbero dovuto brillare per la loro virtù″.6

Hugo Grados

Biblioteca del Monastero di Yuso San de San Millán de la Cogolla.jpgNostro Signore scaccia il demonio dal muto – Biblioteca del Monastero di Yuso, San de San Millán
de la Cogolla (Spagna); San Benedetto esorcizza uno dei suoi monaci, Basilica
di San Miniato al Monte, Firenze

Allo stesso modo, se essi avessero avuto bisogno di alloggiare in un luogo e non li avessero accolti, e non avessero voluto ascoltarli, Gesù non raccomanda loro di insistere, ma di fare un atto di fiducia nella Provvidenza e di scuotere la polvere dai piedi. Era l’atteggiamento assunto nei tempi antichi dai viaggiatori, in segno di disapprovazione, quando li maltrattavano in una città. Per gli Apostoli sarebbe stato un atto simbolico con un senso di maledizione, in risposta a chi aveva rifiutato la Buona Novella.

Non senza ragione nelle narrazioni di San Matteo e San Luca, relative a questo stesso episodio, Gesù promette che, nel giorno del Giudizio, quelli che hanno rifiutato la predicazione apostolica saranno giudicati con più rigore che le città peccatrici di Sodoma e Gomorra (cfr. Mt 10, 15; Lc 10, 12). Questo ci mostra con chiarezza la serietà dell’uffizio di evangelizzare in qualunque epoca storica, poiché l’apostolo è un araldo di Cristo e agisce in suo nome, come Egli stesso afferma tassativamente nel Vangelo di San Luca: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato.” (10, 16). Che grande responsabilità!

La terribile malattia del peccato

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Essendo gli Apostoli partiti in missione, il Vangelo riferisce in poche parole le principali azioni da loro realizzate nell’invitare alla conversione, e che costituiscono per ciascuno di noi un obbligo.

Essi “scacciavano molti demòni”. Noi, anche se non siamo esorcisti, siamo spinti a scacciare demoni con la nostra semplice presenza, purché abbiamo una vita di preghiera e santità, proveniente dal compimento dei Comandamenti e dalla frequenza ai Sacramenti.

Infine, gli Apostoli “guarivano numerosi malati, ungendoli con olio”. È un primo riferimento al Sacramento dell’Unzione degli Infermi.7 Ora, possiamo anche noi guarire i malati? Dappertutto in questo mondo esiste una malattia terribile, una vera epidemia, molto peggiore del cancro o della lebbra, chiamata peccato. Quando esortiamo con successo le persone a emendarsi, a cambiar vita e ad abbracciare la Religione, accade un miracolo più straordinario del guarire una malattia fisica. Sì, quando uno, con il Battesimo o la Confessione esce dallo stato di odio a Dio e di rifiuto di Lui in cui si trovava, ed è introdotto nella meravigliosa vita soprannaturale, si opera un mutamento superiore a quello che avviene nella guarigione di qualsiasi infermità, poiché molto al di sopra della nostra miserabile natura umana c’è l’altissima vita divina.

II – La forza dell’apostolo viene solo da Nostro Signore

Fondata la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Sposa mistica di Cristo, è spettata a lei la diffusione della vera bontà nell’umanità pagana, facendo sorgere dal suo seno innumerevoli anime sante che brillarono nei primi tempi del Cristianesimo e ancor oggi illuminano il nostro cammino nella missione di evangelizzatori.

 

Jebulon (CC-0)

Gesù con i Dodici Apostoli.jpg Gesù con i Dodici Apostoli – Chiesa di Sant’Agostino, Parigi

Tra queste emerge la figura senza uguali di San Paolo, Apostolo di Nostro Signore per eccellenza, che nella seconda lettura (Ef 1, 3-14) di questa domenica, come in tutti i suoi scritti, ci trasmette con fuoco una straordinaria visione relativamente al Divino Maestro: “[Dio] ci ha predestinato a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel suo Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, ” (Ef 1, 5-8).

Nella sua infinita sapienza Dio ha voluto darci la grazia attraverso il Signore Gesù. Noi diventiamo figli di Dio, e “lo siamo realmente” (I Gv 3, 1), perché la Seconda Persona della Santissima Trinità Si è incarnata per amore a noi e “col suo Sangue” siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato. In quanto cristiani, siamo stati scelti dal Padre in funzione del Divino Redentore. Tutto in noi dipende da Gesù, poiché senza di Lui saremmo non solo con le porte del Cielo chiuse, ma senza alcuna possibilità di acquistare qualsiasi merito agli occhi di Dio. Non siamo capaci di fare un segno della Croce con merito soprannaturale senza essere uniti a Lui ed è in Lui che noi troviamo tutta la nostra fortezza.

Pertanto, dobbiamo esserGli molto grati, ponendoLo costantemente al centro delle nostre attenzioni, quando siamo chiamati all’apostolato nelle mille circostanze della vita, convinti che ogni potere e capacità di fare il bene provengono da Cristo. Viviamo con questa fede e nulla ci mancherà per continuare l’opera dei Dodici Apostoli!

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.35, a.8.
2 Vedere, per esempio: I Re 18, 19; 22, 6-27; II Re 3, 13; Ger 20, 6; 23, 9-40; 29, 8-9.21-23; Ml 3, 5-12.
3 Cfr. SANT’AGOSTINO. Præceptum, IV, 2. In: Obras. Madrid: BAC, 1995, vol.XL, p.570.
4 SAN BEDA. In Marci Evangelium Expositio. L.II, c.6: ML 92, 186.
5 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Omelia XXXII, n.5. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, vol.I, p.646.
6 Idem, p.648.
7 Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, vol.V, p.672-673.

(Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2015, n. 147, p. 08 – 15)