La Voce dei Pastori

Ravvivare l’intimità con Gesù

 Si può correre il rischio di ridurre la Messa ad un pasto tra amici. Tuttavia, il calore dell’affetto tra quanti ad essa partecipano non è prodotto dalla loro cordialità, ma dalla loro fede.

Mons. Tommaso Ghirelli
Vescovo di Imola

“Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?” (Sal 115, 12).

La Chiesa di Imola si riunisce commossa per ritrovare se stessa nella celebrazione e adorazione del corpo e sangue di Cristo. Ciascuno di noi in questo momento è consapevole che era atteso dal Signore: è lui stesso che ha preparato questa cena rituale, per noi e per tutti.

Maurolattuga
Facciata della Cattedrale di San Cassiano.jpgFacciata della Cattedrale di San Cassiano, Imola
Gesù ci aspetta pazientemente nel tabernacolo e dobbiamo trovare il modo di fargli una visita quotidianaFacciata della Cattedrale di San Cassiano, Imola

È un incontro unico e irripetibile, nel quale vuole rivelarci il suo amore come mai prima aveva fatto. Non si tratta di una semplice rievocazione né dell’ultima cena né del sacrificio della croce, ma del “grande sacramento”, nel quale i simboli e i gesti contengono e comunicano realmente, attualmente, quanto significano.

Il pericolo di ridurre la Messa a un pasto tra amici

Come accennava il brano evangelico che ci è stato proclamato, nella preghiera di benedizione che come capo famiglia pronunciò, Gesù durante quella cena pasquale ripresentò tutte le opere meravigliose che Dio aveva realizzato per i discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe: la liberazione del popolo dalla schiavitù, il passaggio attraverso il Mar Rosso, l’Alleanza del Sinai…

La nostra partecipazione al rito eucaristico, fratelli e sorelle, sia sempre più consapevole, senza limitarsi ad un aspetto soltanto, soprattutto senza limitarsi al compimento di un precetto, per non impoverire i gesti del Signore e privarli della loro efficacia attuale; per non perdere l’occasione di entrare sempre più in rapporto anche tra noi.

In particolare, si può correre il rischio di ridurre la Messa ad un pasto tra amici, pur nel lodevole intento di evitare – come si dice – celebrazioni ingessate. Il rischio era già presente nella prima comunità cristiana, secondo quanto l’apostolo Paolo rilevava. Il calore dell’affetto tra quanti sono riuniti per la Messa non è prodotto dalla loro cordialità, ma dalla loro fede, che trabocca in amore per Gesù e per i fratelli. Tale amore non è ostacolato, ma al contrario è accresciuto dalla venerazione con cui partecipano a tutto il rito, specialmente nel momento in cui si accostano all’altare per ricevere, sulle labbra o sulle mani, il corpo e il sangue del Signore.

Ci esortiamo a vicenda, questa sera, a mantenere un atteggiamento di profondo rispetto anche assoggettandoci alle norme rituali, perché esse sono espressive e nobilitate da una tradizione, che contribuisce ad alimentare l’unione tra i partecipanti. Ai preti, ai diaconi e agli altri ministri incaricati di distribuire il pane e il vino eucaristico, compete anche di istruire i presenti circa il modo di riceverli, di venerarli restando in raccoglimento, di ringraziare personalmente il Signore.

È necessario testimoniare pubblicamente la fede nel Santissimo Sacramento

Cari fratelli e sorelle, non intendiamo certamente tenere soltanto per noi un dono così grande: con il rito della processione che tra poco compiremo, mostreremo in pubblico e porteremo in trionfo per le vie della città il santissimo Sacramento, perché tutti possano vederlo ed essere da Gesù guardati, avvicinati, pur rendendosene conto solo confusamente.

Quello che è prescritto dalle norme canoniche, non è tanto un atto di adorazione, quanto un gesto missionario e di intercessione, perché Gesù, secondo il suo ardente desiderio, si riveli pienamente a quanti ancora non lo conoscono, a quanti lo trascurano, a quanti si sono allontanati ma ne conservano in fondo al cuore la nostalgia. Sappiamo che egli vuole giungere a tutti: apriamogli la strada con la nostra devozione! E tale devozione sia semplice, non frettolosa, non timida.

Invito a visitare quotidianamente il tabernacolo

Oso suggerire un’ultima cosa: che ciascuno durante questa serata di festa e di intimità con Gesù si chieda quanto tempo riesce a dedicargli, per quanto tempo riesce a sostenere il pensiero commosso della sua presenza. Forse vi faccio trasalire: “Come? Dovrei ogni giorno andare in chiesa e stare per un certo tempo davanti al tabernacolo? Idee e consuetudini di altri tempi. Oltre tutto, le chiese sono tenute chiuse, specialmente di sera”. Ebbene, penso proprio che Gesù ci aspetti pazientemente, e che dobbiamo trovare il modo di dedicargli una visita, quotidianamente. Ha tanto da dirci e soprattutto da darci, che non si dà per vinto, anche se noi sempre scappiamo…

È bello essere qui e trascorrere insieme questa serata: facciamo in modo che la nostra partecipazione alla Messa e all’adorazione eucaristica diventi più frequente, se ci viene il dubbio di essere caduti nell’attivismo.

Chiediamo allo Spirito Santo di ravvivare continuamente in noi il bisogno di intimità con Gesù e di prossimità a chi vive con noi. La Madonna, della quale siamo notoriamente devoti, ci insegni con l’aiuto dei ministri sacri, dei catechisti, dei suoi zelatori, a compiere questo importante passo in avanti.

Omelia nella Solennità del Corpus Domini nella Cattedrale di Imola, 4/6/2015 – Testo originale disponibile in www.imola.chiesacattolica.it

(Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2015, n. 148, p. 36 – 37)