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Dov’è la vera gioia?


San Francesco e Frate Leone

Molti pensano che la felicità si trovi nei beni materiali, nel possedere e godere dei piaceri offerti dal mondo. Tuttavia, un uomo chiamato Giovanni da Bernardone, noto come il grande San Francesco d’Assisi, detto serafico quando era ancora in vita perché era più un angelo che un uomo, ci insegna il contrario.


Un giorno san Francesco tornava da Perugia alla sua residenza a Santa Maria degli Angeli in compagnia di uno dei suoi più fedeli amici e discepoli, frate Leone. Camminavano in silenzio, entrambi occupati con le cose di Dio.


A un certo punto, San Francesco esclamò:


– Frate Leone, anche se i frati minori dessero in tutto il mondo un grande esempio di santità e di buona edificazione, scrivi e nota diligentemente che non risiede in questo la perfetta letizia!


Pochi istanti dopo, lo chiamò di nuovo:


– Frate Leone, anche se il frate minore desse la vista ai ciechi, guarisse i paralitici, scacciasse i demoni, facesse sì che i sordi udissero, gli zoppi camminassero, i muti parlassero e, ancora di più, risuscitasse i morti, deceduti quattro giorni prima, scrivi che in questo non risiede la perfetta letizia.


Camminò ancora un po’ e gridò con forza:


– Frate Leone, se il frate minore conoscesse tutte le lingue, tutte le scienze e tutta la Sacra Scrittura, se sapesse profetizzare e rivelare non solo le cose future, ma persino i segreti delle coscienze e dei cuori, scrivi che in ciò non risiede la perfetta letizia.


Avendo infine San Francesco chiamato per l’ultima volta il suo compagno e detto che la letizia non si trovava né nelle scienze, né nella stima degli uomini, né nel possesso di alcuna creatura, il buon frate si ricordò di chiedergli con grande ammirazione:


– Padre mio, ti chiedo, in nome di Dio, di dirmi dove si incontra la vera felicità?


E San Francesco gli rispose:


– Quando arriveremo a Santa Maria degli Angeli, completamente zuppi per la pioggia e tremanti per il freddo, pieni di fango e molto affamati, e busseremo alla porta del convento e il portinaio arriverà arrabbiato e dirà: «Chi siete?» E noi risponderemo: «Siamo due vostri fratelli», e lui dirà: «Non dite la verità; siete due vagabondi che vanno in giro a ingannare il mondo e a rubare le elemosine dei poveri; andate via di qui»; e non aprirà le porte e ci lascerà all’addiaccio, sotto la neve e la pioggia, al freddo e pieni di fame per tutta la notte, allora, se sopporteremo tale crudeltà, piacevolmente, senza turbarci e senza mormorare contro di lui: o frate Leone, scrivi che in questo risiede la perfetta letizia.


E concluse:


– Al di sopra di tutte le grazie e di tutti i doni dello Spirito Santo, che Cristo concede agli amici, c’è quello di vincere se stessi e di sopportare insulti, rimproveri e disprezzo, volentieri, per amore, perché di tutti gli altri doni di Dio non possiamo gloriarci, perché non sono nostri, ma di Dio, come dice l’Apostolo: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?» (1 Cor 4, 7). Ma nella croce della tribolazione, in ogni afflizione, possiamo gloriarci, perché essa è nostra, e così l’Apostolo dice: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6, 14).


Così, se facciamo sempre la volontà di Dio, se Lo amiamo con tutto il cuore, se ci applichiamo in tutte le cose per piacere al Salvatore e per seguirLo fino al Calvario; se, come Lui, siamo miti e umili di cuore, se perdoniamo coloro che ci offendono, se facciamo del bene a tutti per amore di Dio, se piangiamo i nostri peccati in una perfetta penitenza; in una parola se la nostra coscienza è retta, se la nostra anima si prepara con una vita veramente santa alla felicità eterna del Paradiso, abbiamo la certezza che lì si trova la vera e completa felicità!


Fonte: Giornalino Madonna di Fatima - settembre 2022

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